Il relay attack è la tecnica con cui si rubano le auto keyless: due complici catturano il segnale della chiave dentro casa e lo ritrasmettono accanto all’auto, che si sblocca e parte come se la chiave fosse lì. Niente vetri rotti, niente segni. Nelle prove pubblicate da alVolante è bastata qualche decina di secondi, e del fenomeno si è occupato anche Il Sole 24 Ore: è una tecnica documentata.
La custodia Faraday lo ferma, ma solo se la usi ogni sera e per tutte le chiavi. E non copre le altre tecniche elettroniche. Qui trovi come funziona l’attacco, come renderlo più difficile e perché conta anche cosa succede dopo il furto.
Il relay attack: due complici e un ripetitore
La chiave keyless dialoga di continuo con l’auto. Emette un segnale a corto raggio: quando l’auto lo sente vicino, sblocca le portiere e permette l’avviamento con il pulsante. Comodissimo, finché quel segnale resta dove deve stare.
Il relay attack — letteralmente “attacco a ripetizione” — aggira tutto questo con due persone e un piccolo apparecchio che allunga il segnale. Il primo complice si avvicina alla porta di casa o a una finestra con un’antenna: capta il segnale della chiave appoggiata sul mobile dell’ingresso, o sul comodino. L’apparecchio lo ritrasmette in tempo reale al secondo complice, in piedi accanto alla tua portiera.
Per l’auto è come se la chiave fosse lì, a pochi centimetri. Le portiere si sbloccano, il motore parte. E c’è un dettaglio che sorprende quasi tutti: una volta avviata, per ragioni di sicurezza l’auto in genere non si spegne da sola se perde il contatto con la chiave. Continua a marciare, con la chiave rimasta sul comodino.
Nessun allarme, nessun rumore, nessun segno di effrazione. È questo che rende il relay attack diverso dal furto che abbiamo in testa: non c’è niente da sentire.
Non c’è solo il relay: le altre vie elettroniche
Il relay attack è la tecnica più nota, ma chi ruba auto in modo professionale ha una piccola cassetta degli attrezzi elettronica, e non tutti gli attrezzi passano dalla tua chiave.
C’è il disturbatore di frequenze, che accieca le comunicazioni radio: può impedire alla tua auto di ricevere il comando di chiusura, o tentare di isolare un localizzatore durante il furto. Abbiamo spiegato in un articolo dedicato cosa fa un jammer e chi se ne accorge, perché è un punto che cambia parecchio la scelta di un antifurto.
E c’è la presa diagnostica, la porta OBD presente su ogni auto moderna: è quella a cui si collega il meccanico per leggere le centraline. Una volta dentro l’abitacolo, con lo strumento giusto un ladro esperto può usarla per programmare una chiave nuova, come se l’auto fosse la sua.
Non serve conoscere ogni variante. Basta sapere che queste tecniche esistono e che non passano tutte dalla chiave: puoi proteggerla alla perfezione e restare esposto su altri fronti.
La custodia Faraday: comprala, usala davvero
La custodia Faraday funziona. È un astuccio schermato: finché la chiave è dentro, il segnale non esce e il relay attack non ha niente da catturare. Costa poco. Se hai un’auto keyless e non ce l’hai, prendila oggi.
Come soluzione definitiva, però, ha tre limiti molto umani.
La sera la dimenticherai. La custodia protegge solo se la chiave ci finisce dentro ogni sera: anche quando torni tardi, anche quando la posi in tasca “solo per stavolta”. Una sicurezza che dipende da un gesto quotidiano prima o poi salta.
C’è quasi sempre una seconda chiave. Una la metti nella custodia, l’altra resta nel cassetto dove vive da anni. E continua a trasmettere. Per il relay attack una chiave vale l’altra.
Non tutte le tecniche passano dalla chiave. Contro un attacco alla presa diagnostica, o contro un furto con disturbatore di frequenze, la custodia non c’entra semplicemente niente.
La Faraday è una buona serratura in più, e le serrature servono. Ma nessuna serratura ferma del tutto chi fa questo mestiere: al massimo lo rallenta, o lo spinge verso un’auto meno protetta della tua.
La partita vera si gioca sul dopo
Oltre a chiederti come impedire il furto, chiediti cosa succede nel minuto dopo, se l’auto parte senza di te.
Perché è lì che si decide quasi tutto. Un’auto presa con il relay attack sparisce in silenzio: nessuno si accorge di niente fino alla mattina, e ogni ora che passa riduce le possibilità di rivederla. Senza un sistema che la localizza, ti resta la trafila che conosci: la denuncia, l’attesa, le telefonate. Con un dettaglio amaro: proprio perché il furto elettronico non lascia segni di effrazione, ti toccherà anche spiegare che l’auto non l’hai lasciata aperta tu.
La prevenzione può fallire, l’abbiamo appena visto. Il dopo invece si può progettare prima.
Un antifurto satellitare lavora esattamente su quel dopo. Sa dove si trova l’auto momento per momento e si accorge che qualcosa non torna: un movimento ad auto spenta, uno spostamento che tu non hai autorizzato. Se vuoi capire il meccanismo nel dettaglio, abbiamo raccontato come funziona un antifurto satellitare in un articolo a parte.
È il motivo per cui in GoSat il dispositivo è solo metà del lavoro. L’altra metà è la centrale operativa: persone vere, attive ventiquattro ore su ventiquattro, che ricevono l’allarme mentre il furto è ancora in corso. Anche mentre dormi, qualcuno vede l’auto muoversi, ti chiama, verifica con te che non sia un falso allarme e coordina l’intervento con le forze dell’ordine. Il furto keyless vive di silenzio, e la centrale gli toglie proprio quello.
E poi c’è il blocco avviamento: la possibilità di impedire da remoto, in condizioni di sicurezza, che l’auto riparta una volta che si è fermata. Contro un furto elettronico, costruito su velocità e pulizia, cambia il finale. Abbiamo spiegato come funziona il blocco avviamento e quando può essere attivato.
Niente di tutto questo sostituisce la custodia Faraday: la completa. La Faraday prova a impedire il furto; il satellitare e la centrale coprono quello che la prevenzione lascia scoperto.
Il quadro, in tre righe
Il relay attack è un rischio concreto e documentato per chi ha un’auto keyless, con una dinamica precisa.
La custodia Faraday va comprata e usata, per tutte le chiavi, tutte le sere. Ferma la tecnica più nota a un costo minimo, ed è il primo passo sensato.
Nessuno però può garantirti che la tua auto non verrà mai toccata. Serve anche un piano per quando la prevenzione fallisce: sapere dove si trova l’auto, avere qualcuno che agisce mentre il furto accade, poter impedire che riparta. Rendere il furto più difficile prima, e non restare solo dopo.